Il fatto che l'oratorio accetti, ospiti in casa propria, proponga l'attività sportiva in oratorio, è soprattutto per educare.
Educare significa far crescere un ragazzo a 365 gradi (errore voluto!) perché bisogna farlo crescere per 365 giorni l'anno e non soltanto per il tempo che l'hai al campo. Educare è dare la possibilità ad un ragazzo di vivere la sua vita con gli strumenti necessari per sostenerla ed affrontarla.
E il secondo tratto di cornice è questo: non è possibile educare se non hai in mente una figura di uomo che vuoi far crescere, che vuoi regalare.
Educare con il Vangelo significa che in esso c'è un'immagine di uomo, ci sono dei valori che si ritengono importanti per crescere nella vita: "Chi segue Gesù uomo perfetto, diventa anche lui più uomo".
Lo strumento per educare, a disposizione di un allenatore, è il pallone.
• Prima caratteristica: "Gioca per giocare" cioè divertiti.
Quando un ragazzo prova piacere perché sente che in quella cosa che fa vinca o perda, sudi o faccia meno fatica, percepisce che la sua testa è un tutt'uno con il suo corpo, con il suo cuore, con la sua passione, ecco in quel momento sta provando il più grande divertimento che gli capiti nella vita.
"Non sono contento perché ho vinto, ma ho vinto perché sono contento" (Svarzer).
E questo è il primo regalo che devi fare con un pallone per educare un ragazzo.
• Seconda caratteristica: "Ascolta il tuo corpo" cioè, riconosci i tuoi limiti.
Bisognerebbe insegnare ai nostri ragazzi che il limite è proprio la tua originalità.
Dovremmo insegnare ai ragazzi che il limite è questo: è ciò che sei tu e non un altro, è il confine della tua vita e ci sono dei limiti che puoi superare e altri che devi imparare a sopportare e a farli entrare nella tua vita.
• Terza caratteristica: "Stringi la mano" cioè, rispetta le regole.
Stringere la mano all'avversario significa riconoscere il valore di chi avevi davanti, apprendi chi sei ed accetti te stesso confrontandoti con gli altri.
Se non c'era quello che tu consideri un avversario non potevi giocare.
• Quarta caratteristica: "Gioca pulito" cioè, rispetta l’avversario.
La regola ha questo di paradossale: da una parte vieta perché è una proibizione, ma dall'altra garantisce, offre; è la garanzia che rispetti quel compagno di gioco con cui ti confronti.
Parlando da cristiano chi trasgredisce le regole trasgredisce due comandamenti: non dire falsa testimonianza e non rubare.
• Quinta caratteristica: "Fai la differenza" cioè, comportati da fuoriclasse.
Ecco un esempio di ciò che vuol dire fare la differenza: l'anno scorso una partita di coppa in Inghilterra tra Nottingham Forest e Leischester sospesa dopo 20 minuti del primo tempo, anzi no, sospesa alla fine del primo tempo, perché un giocatore rientrando negli spogliatoi si era sentito male; in quel momento vinceva il Nottingham 1-0. Secondo il regolamento inglese, la partita doveva essere ripetuta ricominciando dallo 0-0. Il Leischester che aveva tutti i diritti di essere contento perché si iniziava nuovamente dallo 0-0, non lo ha ritenuto giusto e al fischio iniziale il suo portiere, con tutti fermi, si è diretto verso la propria porta calciandone all'interno il pallone, così da riprendere la partita dall'1-0.
Secondo le regole non sarebbe stato sbagliato ricominciare dallo 0-0, non si rubava niente.
• Sesta caratteristica: "Non mollare mai" cioè, gioca per vincere.
Anche in oratorio si gioca per vincere, ma non a tutti i costi, non è possibile pensare che uno pratichi lo sport senza parlare di agonismo.
L'agonismo è il motore, è la passione nello sport, è quel coraggio di spingerti più in là, di rischiare, di osare, di fare un po' fatica, di confrontarti con qualcun altro, di uscire, di non aver paura.
Perciò i tecnici devono essere preparati, devi insegnare a vincere ai ragazzi e devi insegnare a perdere; cioè accettare la sconfitta.
"Le più alte cime, quelle che non svaniscono mai, sono le conquiste su noi stessi".
Ecco questa è la vittoria più grande che devi insegnare a un tuo ragazzo: vincere se stesso, sulle pigrizie, sulla paura, certi limiti e per fare questo ci vuole fatica.
Tutte le volte che vai ad allenarti puoi compiere delle conquiste su te stesso.
• Settima caratteristica: "Tutti per uno" cioè, mettersi al servizio della squadra.
Bisogna che il proprio talento, la propria capacità, venga armonizzata con tutto il resto della squadra.
Praticare uno sport di squadra è convivere con le tue bravure, ma anche con quelle degli altri; accettare che la tua bravura possa essere messa a disposizione, ma riconoscere la mano, la forza, la solidarietà della bravura altrui che ti viene consegnata.
• Ottava caratteristica: "Fa la cosa giusta" cioè, fai felice gli altri.
Noi dobbiamo dirlo ai nostri ragazzi che hanno una grande fortuna, quella di avere un corpo sano, di avere una squadra che li ospita e la possibilità di divertirsi.
Queste sono le otto caratteristiche che dovrebbe insegnare un bravo allenatore.
Posso dirvi tre requisiti umani importanti che, a mio avviso, deve avere un bravo allenatore per insegnare questi otto valori.
Prendo tre immagini dal Vangelo: |