Dall’indagine, curata dall’Università Cattolica e presentata sabato 7 marzo, sulla funzione dello sport negli oratori della Lombardia, nasce una consapevolezza che diventa anche un compito per l’attività pastorale di una comunità: lo sport in oratorio non può più essere solo una "risposta" ad un’esigenza ma deve diventare sempre più una "proposta", l’offerta di una possibilità per crescere.
Innanzitutto perché è un luogo capace di intercettare la vita reale di tanti ragazzi e giovani, anche indifferenti alle proposte ecclesiali, in un contesto che coinvolge perché aggrega, appassiona e diverte; inoltre è un linguaggio universale facilmente comprensibile anche da chi non conosce la nostra lingua (italiano o"ecclesialese").
Si trasforma così in un incontro significativo con una figura adulta di riferimento.
Tuttavia questo non è automatico!
Per questo motivo l’indagine ha sottolineato la necessità di una formazione permanente e competente per tutti coloro che operano in questo campo: non basta la buona volontà frammista alla gratuità di tanti allenatori e dirigenti, già di per sé capace di trasmettere messaggi importanti; occorre anche una competenza pedagogica che sappia motivare le scelte, accompagnata da una soddisfacente competenza tecnica. Sì, perché lo sport diventa educativo non perché non si è costretti a vincere ma perché attraverso i suoi gesti, le sue regole, la sua disciplina, la sua lealtà insegna a vivere.
L’agonismo, spesso esasperato ma a volte ingenuamente disprezzato, soprattutto in oratorio, è il motore necessario per vivere lo sport e viverlo bene e questo necessita di una persona in grado di insegnarlo.
L’obiettivo, certamente, non è quello di creare dei campioni ma di far crescere degli uomini. In questo l’oratorio può contare su un valore aggiunto che è il suo progetto educativo globale fatto di preghiera, vita di gruppo, catechesi, gioco, carità... e sport.
Dialogare senza vivere a compartimenti stagni tra le varie componenti educative, sottoscrivendo patti educativi e non solo trattati di non belligeranza, in sinergia per una proposta globale è la sfida che ogni oratorio dovrebbe raccogliere per un più proficuo lavoro, anzi per una reale "missione educativa".
Vale la pena ricordare che, in tempo di missione, non è importante pensare al risultato finale, quello di aumentare il numero di praticanti, ma di offrire l’opportunità di compiere un tratto di cammino insieme. Il percorso attivato vale più del traguardo raggiunto.
Lo sport, per il tempo che richiede, per il numero di partecipanti, per la passione che suscita, per i messaggi che veicola è un’occasione da non perdere.
DON ALESSIO ALBERTINI
Segr. Commissione Sport
Diocesi di Milano
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